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Candelo Via Castellengo Casa Indipendente In Vendita - Candelo

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Vendita €175.000,00 - Casa, Salone, Villa
4 Camere da letto3 Bagni  Aggiungi ai Preferiti Stampa

CANDELO VIA CASTELLENGO CASA INDIPENDENTE IN VENDITA
CANDELO VIA CASTELLENGO CASA INDIPENDENTE IN VENDITA PROPONIAMO IN VENDITA CASA INDIPENDENTE BIFAMILIARE COMPOSTA DA DUE UNITA’ ABITATIVE: P.T. INGRESSO SU SOGGIORNO, CUCINA, DISIMPEGNO, DUE CAMERE DA LETTO, DUE BAGNI E LOCALE CALDAIA; P.1° INGRESSO, SOGGIORNO, CUCINA, DISIMPEGNO, DUE CAMERE DA LETTO, UN BAGNO E TRE BALCONI. ANNESSO CASEGGIATO AD USO LABORATORIO ARTIGIANALE DI MQ. 190 CA.
RIFINISCONO LA PROPRIETA’ GIARDINO CIRCOSTANTE E CORTILE PAVIMENTATO. PREZZO EURO 175.000
C.E.” E ” – I.P.E. 227,2071 Kwh/m2

Candelo (Candèj in piemontese, Canderium in latino) è un comune italiano di 7 292 abitanti della provincia di Biella in Piemonte.

Il centro storico è conosciuto soprattutto per la presenza dell’omonimo ricetto medioevale. Il suo territorio boschivo denominato Baraggione fa parte della Riserva naturale orientata delle Baragge. Il ricetto di Candelo è una architettura di epoca medievale di Candelo, in Piemonte.

Il ricetto è in genere una struttura fortificata protetta all’interno di un paese dove si accumulavano i beni (foraggi, vini, etc.) del signore locale o della popolazione e dove, occasionalmente, si ritirava la popolazione stessa in caso di attacchi dall’esterno. Quello di Candelo è uno degli esempi meglio conservati di questo tipo di struttura medievale presente in diverse località del Piemonte ed in alcune zone dell’Europa centrale.[1] Sorge nel comune di Candelo, in provincia di Biella.

Al pari di altri ricetti, quello di Candelo non risulta essere mai stato destinato a uso di abitazione stabile. Tuttavia, al pari di altri – per le sue origini economiche, storiche, collettive e democratiche ante-litteram – è stato oggetto di approfonditi studi storici ed architettonici.

In virtù della sua posizione, da esso si gode una vista panoramica sull’intero comprensorio delle Prealpi biellesi, a nord, e verso il Baraggione (vedi Riserva naturale orientata delle Baragge) in direzione sud. Il ricetto è composto da circa duecento edifici denominati cellule che occupano un’area di circa 13.000 m2 dalla forma pentagonale e con un perimetro di circa 470 metri. Misura circa 110 metri di larghezza per 120 metri di lunghezza.

Il complesso è attraversato da strade, definite con evidente francesismo rue: si tratta in particolare di cinque rue in direzione est-ovest, intersecate da due ortogonali.

La data di avvio della sua edificazione non è determinabile con esattezza, anche se la prima citazione conosciuta di Candelo, nella sua antica denominazione Canderium, risale all’anno 988, in un documento in cui Ottone III ne conferma il possesso al feudatario Manfredo, salvo poi, l’anno successivo, conferire il borgo al feudo facente capo alla Chiesa vercellese.

Coloro che ne hanno studiato la storia tendono a collocarne la costruzione, su terreni concessi dei Vialardi di Villanova, tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, mentre ne è certa l’esistenza nell’anno 1374, quando la comunità di Candelo fece atto di dedizione spontanea a casa Savoia.

La struttura è quasi interamente cinta da mura, con torri cilindriche agli angoli, a esclusione del lato meridionale, dove nel 1819 è stato costruito il palazzo comunale, in uno stile neoclassico decisamente stridente con tutta la parte più antica. L’unica possibilità di accesso era data da una massiccia torre di forma parallelepipeda in massi squadrati nella parte inferiore e in mattoni nella parte superiore, con due aperture verso l’esterno, una più grande per i carri e una più piccola per i pedoni, chiuse da altrettanti ponti levatoi.

Ai primi del XVI secolo, modificando e sopraelevando le cellule preesistenti, Sebastiano Ferrero, feudatario del luogo dal 1496, su investitura del duca Filippo II Senzaterra, fece costruire la propria abitazione, di fatto una torre fortificata, che costituisce l’edificio più elevato del ricetto ed è comunemente nota come casa del Principe.

Nel 1499 Ferrero -che in virtù del suo ruolo di feudatario poteva vantare diritti, redditi e giurisdizioni- reputando inadeguata la misura del focatico corrispostogli dai candelesi, accampò pretese sul ricetto. Tuttavia, la sua richiesta fu ricusata dai giudici chiamati a esprimersi sulla disputa.

Una curiosità: secondo un’antica leggenda locale -la cui veridicità non è mai stata storicamente attestata- in prossimità della torre angolare di sud-ovest si dipanava un tempo una galleria che conduceva in riva al torrente Cervo.

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